in
Abruzzo
LORETO
APRUTINO (PE)
La veduta
del centro storico,al turista che decidesse di andare a
Loreto Aprutino (PE), si presenta incorniciato dagli olivi, a
simboleggiare la rinomata produzione dell'olio extravergine
di oliva che da secoli contraddistingue questa cittadina.
Nel 1999 i produttori di Loreto Aprutino si sono affermati
nella massima rassegna nazionale del settore " Ercole Olivario ", piazzandosi ai primi tre posti assoluti della
graduatoria in Italia. Ancor più nota comunque è il paese
per una raccolta prestigiosa di ceramiche che rende onore
all'Abruzzo intero. L'iter che ha portato all'acquisto di queste
ceramiche le più belle ed espressive dell'abilità tecnica e
della creatività artistica raggiunta, tra il Cinquecento e il
l'ottocento nella città di Castelli. La regione Abruzzo ha raccolte
queste ceramiche in un museo, per permettere a tutti i
visitatori di
ammirarle. Un museo, quello delle
Ceramiche Acerbo che entra
di diritto negli scenari privilegiati della accresciuta
sensibilità culturale e nell'appassionata riscoperta del
nostro passato. Questa raccolta è frutto della passione del
Barone Giacomo Acerbo
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Pasese di Loreto
Aprutino (Pe) |
(1888-1969) che
ne ha curato la raccolta e che nel 1957, in una dipendenza
del suo palazzo, espose il meglio della produzione ceramistica di alcune
gloriose dinastie familiari di Castelli (TE), vissute tra
gli scorci del Quattrocento e i primi anni dell'Ottocento, cioè
nel periodo in cui l'arte della decorazione sulla ceramica
castellana raggiunse i suoi più alti livelli.
La splendida collezione, esposta in maniera razionale nelle
apposite sale, progettate dal valente architetto Leonardo Palladini,
è composta di 569 pezzi tra vasi, piatti,
albarelli, anfore, mattonelle, tazzine, coppette, fiasche,
statuine e quant'altro, è la più consistente e completa
raccolta della raffinata arte della ceramica castellana,
passata in mano pubblica solo nel 1999, essendo stata acquistata
dalla Regione Abruzzo e dalla Fondazione dei Musei Civici di
Loreto Aprutino. A riprova dell'importanza di questo
complesso, ricordiamo la collaborazione richiesta alla
Galleria per la rassegna " Le maioliche
cinquecentesche di Castelli"
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Grande piatto
istoriato con una scena guerresca
Già attribuito ad "Antonio alias lollo" e
ora assegnato dallo storiografo a Francesco
Grue 1616-1673 |
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al Bagno Borbonico di Pescara, nel 1989. Le famiglie di
ceramisti rappresentate nella Galleria sono di Castelli. Fanno eccezione
Bartolomeo Terchi, nato a Roma nel 1691, già deceduto nel 1768; Carlo Coccorese, di Napoli, del '700 ( morto nel 1730); Terenzio Romano, di Siena,
anche lui attivo nel '700. Questi maestri si ispirarono alla scuola di
Castelli, alla sua tavolozza. Prima di Gesualdo Fuina (1755-1822), l'ultimo
nome storico, al quale si deve l'introduzione del colore rosso, si usavano
il violetto-manganese, l'azzurro, il verde, il giallo arancio e il bianco.
Silvio de Martinis (1731) è da considerare un "isolato", al pari di
"Antonio Lolli": così viene designato chi nei documenti è detto "Antonio
alias detto Lollo". Nella Galleria gli si attribuiscono per tradizione
alcuni piatti della prima sala; a parere dell'ultima letteratura, che
comunque non sempre si è mostrata concorde, sono da ritenere di Francesco
Grue (1618-1763). Gli estremi cronologici del "Lolli" sono sconosciuti; si
sa
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Vaschetta
frigidaria, particolare
Carlo Antonio Grue 1655-1723
Particolare curioso: il ceramista non
rispetta i limiti spaziali imposti dalle
decorazioni verticali, e con il cavallo e il
personaggio a destra, ne esce fuori
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che visse nel '500.
La ceramica più antica, di epoca rinascimentale, è un mattone con profilo di
donna alla faentina, proveniente dal primo soffitto della chiesa di S.
Donato a Castelli. Un breve cenno alle dinastie di maiolicari castellani:
sono quelli dei Pompei, Grue, Gentili, Cappelletti. Fedele Cappelletti
(1847-1920) è l'ultimo discendente di una famiglia che comprende Candeloro
(1689-1772) e Nicola (1691-1767). Dipingevano mattonelle e piatti con
paesaggi, figure, soggetti arcadici (sale prima, seconda e sesta). Francesco
Grue è il padre di Carlo Antonio, il più grande ceramista di Castelli e
dell'epoca barocca (1665-1723). Una volta scomparso, quella produzione
decadde, giacché i figli ed altri non riuscirono ad eguagliarlo o superarlo.
Altri Grue sono Saverio (17311799), Nicola Tommaso (1726-1781), Anastasio
(1691ancora vivo nel 1756), Aurelio (1699-dopo il 1743), Francesco Saverio
(1720-1755), Francesco Antonio Saverio, il più noto dei figli di Carlo
Antonio (1686-1746), Liborio (1702-dopo il 1776).
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Mattonella ovale istoriata
con
"il pescatore cinese"
Francesco Antonio Grue
1686-1746
Si racconta che il ceramista
avesse fatto decine di "pescatori
cinesi" ma che li avesse
distrutti non essendo
soddisfatto. Questo può
essere considerato un vero
capolavoro, per la finezza
dell'esecuzione.
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Un Luigi Grue
visse nei primi del '700. Ovviamente, parecchie opere sono di anonimi perché
accanto a chi emergeva si formava sempre una schiera di seguaci, imitatori,
continuatori. Nelle sale dalla prima alla quinta, si ammirano le scene sacre
e profane di Carmine Gentili (1678-1763), Berardino Gentili il vecchio
(morto nel 1683), Berardino Gentili il giovane (1727-1813), Giacomo Gentili
il giovane (1717-1765). In base alle più recenti indagini, si è potuto
accertare che il casato fosse originario di Anversa degli Abruzzi
(L'Aquila). Anche i suoi esponenti si servirono largamente delle stampe; per
Castelli si deve parlare di originalità per il cosiddetto "ornato a paese":
ovvero il tipico paesaggio con la quercia o le querce, e che ebbe il massimo
risalto con Carlo Antonio Grue, da molti giudicato un pittore mancato.
Questo nel senso che le sue ceramiche hanno la finezza dei dipinti su tela.
Nei primi decenni del '600 era in voga lo stile compendiario. La Galleria ne
offre svariati esemplari: sono quelli con pochissimi colori
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Mattonella istoriata con
"Paesaggio e giovane donna"
Nicola Tommaso Grue
1726-1781
E' uno dei sei pezzi
componenti la serie del "Tamburino",
di piacevole vena narrativa.
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appena accennati,
in forma di disegno, che compendiano cioè l'insieme. Allora non si
ricercavano i dettagli, il plasticismo, il chiaroscuro. Castelli subì più
influssi, anche quelli di Savona, del Giappone, Delft ... per le opere
settecentesche monocrome in bleu su smalto bianco, quali le bottiglie da
farmacia. A proposito del rosso: Gesualdo Fuina si ispirò alle porcellane
orientali, europee e della manifattura di Capodimonte del secolo XVIII, di
cui risillaba anche i soggetti, peraltro presenti in fabbriche di ceramica
italiana del nord dello stesso secolo. Il tipico " fioraccio castellano "
deriva dalla caratteristica " rosa di Pesaro ", a sua volta influenzata da
modelli nordici. Le ceramiche della Galleria offrono lo spunto per più
riflessioni: la ricerca dei committenti, attraverso lo studio degli stemmi;
l'indagine sulla vita degli autori (Carlo Antonio Grue fu implicato con
Loreto Aprutino a causa di un matrimonio); i documenti e manoscritti
vertenti sulle tecniche e le produzioni (Melchiorre Delfico nel 1788 si
occupò del Fuina,
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Mattonella istoriata con
"Scena arcadica"
Bernardino Gentili giovane
1727-1813
Le tematiche della
collezione
sono differenti e di grande
impatto visivo
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del colore rosso, dell'economia di Castelli, ecc.), e così via di seguito.
Il campo è sempre aperto ad ulteriori riflessioni, stimoli, interventi. È
compito del mondo della cultura tenerlo in vita, aggiornarlo, renderlo
specchio dei. tempi che viviamo. Si riporta, per maggiore comprensione, il
decreto del 15 ottobre 1984 del Ministro dei Beni Culturali e Ambientali, in
cui si legge testualmente: " La collezione descritta nelle premesse è
dichiarata di eccezionale interesse artistico e storico ai sensi della legge
1/6/1939, n. 1089 e, come tale, è sottoposta a tutte le disposizioni di
tutela contenute nella legge stessa". Comunque chi volesse fare una visita
da queste parti, non ne rimarrà deluso, perchè di cose ce ne sono da
visitare e cito nell'ordine le cose più importanti: La chiesa di Santa Maria
in Piano, il Museo Archeologico Antiquarium, il Museo dell'olio e il Museo
della civiltà contadina. Ricordo inoltre che Loreto Aprutino è sito nei
pressi di Penne e a una trentina di chilometri da Pescara.

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Cliccando sulle miniature si ottengono le stesse
ingrandite
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