Ferie luglio 2006 - Secondo Tour nella regione Abruzzo 

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ABBAZIA DI SAN LIBERATORE A MAJELLA

 

 

 

Ultima tappa di questo nostro peregrinare nei luoghi più belli e caratteristici dell'Abruzzo è Serramonacesca e più precisamente l'abbazia di San Liberatore a Majella è una delle più antiche dell'ordine benedettino cassinese e fu costruita sotto la direzione del monaco Teobaldo dopo che l'impianto primitivo, esistente nell'884 e risalente secondo leggende carolinge all'VIII secolo, era stato distrutto da un terremoto nel 990. La cura febbrile di Teobaldo è testimoniata da una relazione fatta compilare nel 1019 che ci illustra l'impegno profuso in dodici anni durante i quali la chiesa viene ingrandita ed arricchita con un cospicuo numero di codici, incensieri e calici. L'abbazia viene poi rinnovata intorno al 1073, quando era praepositus Adenulfo, per iniziativa dell'abate cassinese Desiderio, poi papa Vittore III, forse non soltanto nelle parti decorative, dovendosi ipotizzare quest'intervento come un vero e proprio rifacimento dell'edificio. Lavori di restauro ed abbellimento di notevole interesse sono fatti eseguire nel secolo XIII dall'abate francese Bernardo I Ayglerio (1264 - 1282) che, sollecito verso S. Liberatore I (Liberatore è un'appellativo di Cristo), fa adornare le pareti di affreschi e comporre il pavimento a mosaico. Nel 1595 - 1596 l'abate cassinese don

 

 

Basilio da Brescia modifica notevolmente convento e chiesa aggiungendo a questa un portico (poi crollato) e le finestre rinascimentali. Dalla pianta di Michelangelo Monsa incisa da Andrea Maliar (in cui sono visibili stanze e locali riservati a pellegrini e malati, giardini ed orti, stalle e laboratori) si può dedurre l'intensa attività economica e religiosa che nei primi decenni del settecento si svolgeva ancora nell' abbazia. Poi la decadenza: il decreto di soppressione degli ordini monastici da parte di Giuseppe Napoleone nel 1806 è solo un momento del crescente declino del complesso. Vincenzo Bindi nel 1889, ripensando alla passata grandezza, esprime il suo sconforto vedendo che "il tetto è stato tolto dalla chiesa e venduto; l'altare maggiore portato à Bucchianico, altri altari a mosaico si trovano nella chiesa di Serramonacesca, le campane a Chieti. Non restano quindi che le mura, una bellissima porta, il campanile, un chiostro a metà distrutto, ed invaso ogni giorno piu dalle acque del fiume Alento". L'abbazia, invasa dalla vegetazione e utilizzata come cimitero, rimane per molti anni ridotta ad un rudere. Soltanto nel 1958- 59, liberato da sterpi e detriti, viene riassettato il terreno che frane e terremoti avevano stravolto mentre qualche anno dopo (1967) iniziano i radicali interventi integrativi che conferiscono alla chiesa l'aspetto attuale.

 

Facciata


La facciata della chiesa rispecchia nella differente altezza la ripartizione interna a tre navate. E' caratterizzata nella parte inferiore da semicolonne che racchiudono piccoli archi mentre nella parte superiore, sottolineata da lesene e conclusa da un coronamento di archetti pensili, il restauro ha permesso che venissero riaperte tre monofore sopra le quali si inserisce un oculo. L'accesso alla chiesa avviene mediante tre portali simili nella forma presentando tutti stipiti rettangolari, architrave monolitico, archi di scarico della stessa larghezza dei pie dritti e decorazioni a bassorilievo. Caratteristici nel portale di sinistra i due giri concentrici dell'arco di scarico che presentano uno stesso motivo sviluppato in modo simile e cioè due foglie di palme che Gavini chiamava
palmette a pannocchia. Il portale centrale, privo dell'architrave primitivo, è stato recuperato dalla parrocchiale di Serramonacesca dove era servito a comporre l'ingresso. Nell' architrave del portale di destra spiccano due leoni dalle teste incredibilmente piccole (come nel portale di S. Giovanni al Mavone ad Isola del Gran Sasso): tema, questo delle bestie affrontate, di derivazione orientale e frequente nelle sculture medioevali campane. Eseguiti con la tecnica del ritaglio ad opera di più artigiani -forse 4- i portali furono realizzati fra la fine dell'XI e gli inizi del XII sec.
 

 

 

 

INTERNO e AMBONE

 



La chiesa ha pianta basilicale con le tre navate, scandite da sette campate, terminanti in absidi semicircolari. Sedici finestre rinascimentali sormontate da un timpano, danno luce alla navata centrale con soffitto a capriate lignee (
un'altra finestra nella controfacciata è stata tamponata). La copertura era in origine piana nelle navate laterali mentre doveva presentarsi nel presbisterio con volta a crociera: in questa zona le paraste dei pilastri cruciformi conservano ancora un accenno dell' arco trionfale crollato. Il pavimento è stato ricostruito in salita, seguendo il naturale andamento del terreno. Nella navata sinistra due porte contigue: la prima immetteva nel chiostro mentre attraverso la seconda si accedeva al monastero (di cui all' esterno rimangono tracce); quest'ultima -forse la porta più antica della chiesa - ha nell'archivolto una cornice simile a quella dei pilastri e presenta l'architrave diviso in sette pannelli in ognuno dei quali compare un fiore. Molto lacunoso l'ambone che presenta, dopo i lavori di restauro eseguiti negli anni 70, parti ricostruite ipoteticamente con pezzi originali recuperati dalla chiesa parrocchiale di Serramonacesca. Alcuni elementi superstiti (i capitelli, la base della colonna, le decorazioni dal guscio intagliato a palmette dritte che incorniciano i plutei) mostrano manifeste affinità con quelli esistenti a San Pelino e a San Clemente mentre i pannelli sono differenti da quelli di queste due chiese presentando i riquadri un diverso repertorio figurativo (un rosone inserito in un quadro di foglie stilizzate; un grifo dal cui becco esce un tralcio terminante con due rose di diversa grandezza; due uccelli affrontati, divisi da due steli, che piluccano delle bacche). Databile intorno al 1180 l'ambone fa comunque pensare per tecnica esecutiva, dettagli, disegno di tralci e foglie che abbiano lavorato anche qui le stesse maestranze attive nell'abbazia di Casauria.

 

   

 

cliccando sulle immagini si otterranno le stesse ingrandite

 

 

Le notizie sull'abbazia sono ricavate dalla brochure edita a cura

dell'aamministrazione per i beni e le attività culturali

per l'Abruzzo. I testi sono di Raimondo Carretta. Le foto sono le mie

 

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