|
ABBAZIA DI SAN LIBERATORE A MAJELLA

Ultima tappa di
questo nostro peregrinare nei luoghi più belli e
caratteristici dell'Abruzzo è Serramonacesca e più
precisamente l'abbazia di San
Liberatore a Majella è una delle più antiche dell'ordine
benedettino cassinese e fu costruita sotto la direzione
del monaco Teobaldo
dopo che l'impianto primitivo,
esistente nell'884 e risalente secondo leggende
carolinge all'VIII
secolo,
era stato distrutto da un terremoto nel 990. La cura
febbrile di Teobaldo è testimoniata da una relazione
fatta compilare nel 1019 che ci illustra l'impegno
profuso in dodici anni durante i quali la chiesa viene
ingrandita ed arricchita con un cospicuo numero di
codici, incensieri e calici. L'abbazia viene poi
rinnovata intorno al 1073, quando era
praepositus
Adenulfo, per
iniziativa dell'abate cassinese Desiderio, poi papa
Vittore III, forse non soltanto nelle parti decorative,
dovendosi ipotizzare quest'intervento come un vero e
proprio rifacimento dell'edificio. Lavori di restauro ed
abbellimento di notevole interesse sono fatti eseguire
nel secolo XIII
dall'abate francese Bernardo I Ayglerio (1264 - 1282)
che, sollecito verso S. Liberatore
I (Liberatore
è un'appellativo di
Cristo), fa adornare le
pareti di affreschi e comporre il pavimento a mosaico.
Nel 1595 - 1596 l'abate cassinese don
Basilio da Brescia
modifica notevolmente convento e chiesa aggiungendo a
questa un portico (poi crollato) e le finestre
rinascimentali. Dalla pianta di Michelangelo Monsa
incisa da Andrea Maliar (in
cui sono visibili stanze e locali riservati a pellegrini
e malati, giardini ed orti, stalle e laboratori)
si può dedurre l'intensa attività economica e religiosa
che nei primi decenni del settecento si svolgeva ancora
nell' abbazia. Poi la decadenza: il decreto di
soppressione degli ordini monastici da parte di Giuseppe
Napoleone nel 1806 è solo un momento del crescente
declino del complesso. Vincenzo Bindi nel 1889,
ripensando alla passata grandezza, esprime il suo
sconforto vedendo che "il
tetto è stato tolto dalla chiesa e venduto; l'altare
maggiore portato à Bucchianico, altri altari a mosaico
si trovano nella chiesa di Serramonacesca, le campane a
Chieti. Non restano quindi che le mura, una bellissima
porta, il campanile, un chiostro a metà distrutto, ed
invaso ogni giorno piu dalle acque del fiume Alento".
L'abbazia, invasa dalla vegetazione e utilizzata come
cimitero, rimane per molti anni ridotta ad un rudere.
Soltanto nel 1958- 59, liberato da sterpi e detriti,
viene riassettato il terreno che frane e terremoti
avevano stravolto mentre qualche anno dopo (1967)
iniziano i radicali interventi integrativi che
conferiscono alla chiesa l'aspetto attuale.
|

Facciata
La facciata della chiesa rispecchia nella
differente altezza la ripartizione interna a tre
navate. E' caratterizzata nella parte inferiore
da semicolonne che racchiudono piccoli archi
mentre nella parte superiore, sottolineata da
lesene e conclusa da un coronamento di archetti
pensili, il restauro ha permesso che venissero
riaperte tre monofore sopra le quali si
inserisce un oculo. L'accesso alla chiesa
avviene mediante tre portali simili nella forma
presentando tutti stipiti rettangolari,
architrave monolitico, archi di scarico della
stessa larghezza dei pie dritti e decorazioni a
bassorilievo. Caratteristici nel portale di
sinistra i due giri concentrici dell'arco di
scarico che presentano uno stesso motivo
sviluppato in modo simile e cioè due foglie di
palme che Gavini chiamava
palmette a pannocchia.
Il portale
centrale, privo dell'architrave primitivo, è
stato recuperato dalla parrocchiale di
Serramonacesca dove era servito a comporre
l'ingresso. Nell' architrave del portale di
destra spiccano due leoni dalle teste
incredibilmente piccole (come
nel portale di S. Giovanni al Mavone ad Isola
del Gran Sasso):
tema, questo delle bestie affrontate, di
derivazione orientale e frequente nelle sculture
medioevali campane. Eseguiti con la tecnica del
ritaglio ad opera di più artigiani -forse 4- i
portali furono realizzati fra la fine dell'XI e
gli inizi del XII sec.
|
|
 |
INTERNO e AMBONE
La
chiesa ha pianta basilicale con le tre navate, scandite
da sette campate, terminanti in absidi semicircolari.
Sedici finestre rinascimentali sormontate da un timpano,
danno luce alla navata centrale con soffitto a capriate
lignee (un'altra
finestra nella controfacciata è stata tamponata).
La copertura era in origine piana nelle navate laterali
mentre doveva presentarsi nel presbisterio con volta a
crociera: in questa zona le paraste dei pilastri
cruciformi conservano ancora un accenno dell' arco
trionfale crollato. Il pavimento è stato ricostruito in
salita, seguendo il naturale andamento del terreno.
Nella navata sinistra due porte contigue: la prima
immetteva nel chiostro mentre attraverso la seconda si
accedeva al monastero (di
cui all' esterno rimangono tracce);
quest'ultima -forse la porta più antica della chiesa -
ha nell'archivolto una
cornice simile
a quella dei pilastri e presenta l'architrave diviso in
sette pannelli in ognuno dei quali compare un fiore.
Molto lacunoso l'ambone che
presenta, dopo i lavori di restauro eseguiti negli anni
70, parti ricostruite ipoteticamente con pezzi originali
recuperati dalla chiesa parrocchiale di Serramonacesca.
Alcuni elementi superstiti (i
capitelli, la base della colonna, le decorazioni dal
guscio intagliato a palmette dritte che incorniciano i
plutei) mostrano manifeste
affinità con quelli esistenti a San Pelino e a San
Clemente mentre i pannelli sono differenti da quelli di
queste due chiese presentando i riquadri un diverso
repertorio figurativo (un
rosone inserito in un quadro di foglie stilizzate; un
grifo dal cui becco esce un tralcio terminante con due
rose di diversa grandezza; due uccelli affrontati,
divisi da due steli, che piluccano delle bacche).
Databile intorno al 1180 l'ambone fa comunque pensare
per tecnica esecutiva, dettagli, disegno di tralci e
foglie che abbiano lavorato anche qui le stesse
maestranze attive nell'abbazia di Casauria.
|

cliccando sulle immagini si otterranno le stesse
ingrandite
Le
notizie sull'abbazia sono ricavate dalla
brochure edita a cura
dell'aamministrazione per i beni e le attività
culturali
per l'Abruzzo. I testi sono di Raimondo
Carretta. Le foto sono le mie |
continua >>>>
|