16 luglio 2006 - Chieti - Settimana Mozartiana

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57° PREMIO MICHETTI

 

Quest'anno sono riuscito a visitare la mostra appena un giorno dopo l'inaugurazione. Da "Il cuore di carciofo" di Agostino Arrivabene alla "Donna al supermercato" di Antonio Mangone, dallo smalto su tela al vetro, sono 300 le opere di oltre cento artisti in esposizione al Premio Michetti nella storica sede di Palazzo San Domenico a Francavilla. Ieri l'inaugurazione della 57.ma edizione (aperta fino al 3 settembre dalle ore 18 alle 24, tranne lunedì) al termine della quale una giuria ha consacrato vincitori ex aequo Maja Kokocinsky Molero per l'olio su tela "Passi lontani" - figlia d'arte, nata a Santiago del Cile nel 1970, dopo esperienze in tutto il mondo vive e dipinge a Tuscania - e Nicola Samorì, emiliano non ancora trentenne per l'olio su rame "Still", in cui scruta il corpo come vortice di energia vitale. Sono stati inoltre assegnati: il premio Acquisto dedicato alla memoria di Don Mario Pennetta ad Alejandro Kokocinsky per l'opera "L'anima cerca su in alto", il premio Pastificio Cocco a Luca Leonelli per "Grande nudo" e il premio della Fondazione Michetti a Stefano Di Stasio per "Un altro enigma per Edipo". Tutta da scoprire l'edizione 2006 del Premio Michetti che nacque nel 1947 per ricordare la figura illustre di Francesco Paolo Michetti che raccolse intorno a sé alcune tra le

 

 

 

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identità più rappresentative del suo tempo, come d'Annunzio, Tosti, Duse, Scarfoglio e Barbella. "Intitolata "Laboratorio Italia" questa edizione costituisce una delle nostre maggiori scommesse" confida il presidente Vincenzo Centorame, raggiante per il prestigio dei giurati coinvolti, i veri divi della manifestazione, celebrità internazionali come Arturo Schwartz, storico dell'arte e saggista, Oliviero Toscani, fotografo di genio,il critico Elmar Zorn e Antonio D'Argento, segretario generale del premio. Una sfida importante per il suo porsi in un terreno altro rispetto alle ormai consuete "partite di giro" e dei riti abituali dell'arte contemporanea in Italia. Rompe cioè le convenzioni e le abitudini alle quali siamo quasi costretti da una grancassa mediatica alla quale corrisponde una prospettiva sempre più asfittica.
Ma nel cuore del Michetti c'è anche un ospite speciale: la mostra
13x17  con opere realizzate da artisti di spicco cui si affiancano nomi meno noti al grande pubblico, nata dalla protesta della scomparsa del Padiglione Italia dalla Biennale di Venezia
 

 

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2005. In quell’occasione tutti gli artisti erano stati invitati a essere presenti nella Chiesetta di San Gallo, con un lavoro il cui unico vincolo era la misura di 13x17 cm: una sorta di "ex voto" come reazione a un sistema che non dimostrava rispetto per la produzione artistica nazionale. La risposta è stata corale e il progetto si è rivelato un segno visibile della creatività dell'arte contemporanea italiana. Questa sorta di censimento è diventato per Philippe Daverio lo spunto di uno studio delle diverse tendenze ed espressioni artistiche fino alla catalogazione etno-antropologica. «Il panorama attuale delle arti visive in Italia è costituito da quattro aree ben distinte: un olimpo sancito dalle aste internazionali, alcuni artisti diventati con gli anni emeriti, giovani con notevole e regolare produzione, un schiera più misteriosa di artisti nascosti nei meandri della società ma nondimeno portatori di innovazioni estremamente interessanti. L'intenzione è di portare all'attenzione del pubblico quest’ultima categoria, costituita non solo da percorsi ancora sperimentali ma anche da evoluzioni professionali riconosciute da collezionisti internazionali.

 

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A sinistra , l'olio su rame "Still" di Nicola Samorì

Sopra, l'olio su tela "Passi lontani" di Maja Kokocinsky Molero

@enio

 

 

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