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Sagra & Profano decima
edizione
Il borgo di Loreto Aprutino,
l'antico Castrum Laureti, scelto questa sera di visitare
in occasione della sagra mangereccia, si trova sulle
pendici di una collina a pochi chilometri da Penne, tra
rigogliosi uliveti che producono un ottimo olio, la cui
varietà principale ha ottenuto la Denominazione
d'Origine Protetta Aprutino-Pescarese. Mantiene ancora
il carattere di centro medievale sviluppatosi su un
primo nucleo attorno alla via del Baio, su cui si
affacciano ottocenteschi edifici di notevole qualità
architettonica. Caratteristico è l'appuntamento nel
lunedì della Pentecoste, a maggio, la festa di San
Zopito. Un candido bue ornato di addobbi colorati e
cavalcato da un bambino in vesti bianche viene fatto
inginocchiare al passaggio della statua del santo, poi
in luglio questa sagra "Sagra & Profano" che siamo
venuti stasera a visitare.

Loreto
Aprutino
- Portone d'
ingresso alla sagra
Piatti tipici, artigianato, arte, musica e solidarietà.
A Loreto siamo andati alla decima edizione della
manifestazione gastronomica e culturale, "Sagra
& Profano",
ormai un classico dell'estate abruzzese. La grande
attrazione della kermesse è rappresentata senza dubbio
dal vario e appetitoso menu proposto dai veri stand
dislocati lungo il centro storico. Tra un primo piatto e
gli arrosticini, però, simo riusciti anche a scoprire i
segreti degli antichi mestieri artigianali rievocati
nelle vecchie botteghe riportate in vita da autentici
maniscalchi, coltellai, cestai e artisti. Non solo: ho
potuto visitare le due chiese di Loreto di una
bellexxa da mozzarti il fiato. C'è stata la musica, per
tutti i gusti, negli angoli più suggestivi del paese. E
poi, trovandomi quì, per la prima volta, in luglio, non
mi sono perso, con la "notte bianca": alle 2 del mattino
la "Compagnia
dei Folli"
che ha presentato in anteprima "La
caduta dell'Arcangelo Lucifero",
libera interpretazione del tema dell'eterno conflitto
tra le forze del male e del bene per il dominio dei
quattro elementi: acqua, aria terra e fuoco. Io ho
cenato con un mix di baccalà, preparato in quattro modi
diversi e un bella bottiglia di birra "Moretti". I miei
compagni di sagra hanno preferito prendere gnocchi al
sugo di cinghiale, vino
Montepulciano d'Abruzzo e arrosticini di agnello alla brace.
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Dapprima si mangia e poi si
incomincia un tour attraverso il borgo. Subito lì vicino c'è aperta la
chiesa di San Francesco d'assisi, fondata
nel XII secolo
che vanta un bel portale trecentesco in pietra e un possente campanile
con copertura piramidale a base ottagonale, probabilmente
del XV secolo,
di tradizione atriana. Nell'interno tardo barocco (1729)
si ammirano preziose decorazioni in stucco e arredi lignei; pregevole
l'organo settecentesco, attribuito ad Adriano Fedri.
Proseguendo la
salita si arriva alla chiesa di san Pietro Apostolo. L'attuale struttura
è il risultato di numerosi rifacimenti subiti nel tempo dalla antica
chiesa matrice. Un portico
quattrocentesco a tre
campate, coperto a crociera, segna l'ingresso; negli archi esterni della
campata destra si aprono due trifore con colonnine in pietra mentre
nella campata sinistra si ammira il rinascimentale portale con
architrave e stipiti finemente lavorati. L'interno tardo barocco,
recentemente restaurato, venne restaurato nel
1770
su disegno, poi modificato del capomastro chietino
Ignazio Molella
conservando brani della decorazione seicentesca, con altari, stucchi e
pavimenti in maiolica di Castelli. La chiesa è disposta su tre navate
con cappelle laterali con un'abside semicircolare, sufficientemente
illuminata rispetto alla precedente, e si spera di ottenere un risultato
fotografico migliore. Notevole comunque è la cappella dedicata a
S. Tommaso d'Aquino,
subito a sinistra dell'ingresso, con lo splendido altare a baldacchino e
sotto la statua lignea del santo. C'è poi la cappella
ottocentesca
di S. Zopito martire, con una cupola su pennacchi con lanternino,
custodisce notevoli esempi di argenteria sacra settecentesca come il
busto del santo e un braccio reliquiario. Di interesse poi sono, brani
di affreschi cinquecenteschi
nella prima campata della navata destra dell'organo del perugino
Angelo Morettini.
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Proseguendo la
salita, e quì ce n'è molta da fare, si percorre una strada del
paese tutta illuminata, dove sono, a mo di presepe, disposti
manichini, vestiti con abiti dell'epoca ottocentesca, seduti nei
loro ambienti abituali: cucina, camera da letto o strada.
Proseguendo sulla via Cesare Battisti, l'antica via Borea, si
arriva al Castello
Amorotti, singolare
revival neogotico realizzato sul finire dell'ottocento.
Lungo la salita S. Pietro c'è il museo Acerbo, con la ricca
collezione di ceramiche di Castelli raccolte a partire dagli
anni '30 del '900
dall'appassionato barone
Giacomo Acerbo.
La preziosa raccolta comprende vasellame da farmacia, oggetti
della devozione domestica come acquasantiere e mattonelle
istoriate, e servizi da tavola.
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@enio
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